L’Etichetta
Una selezione di articoli a cura di Paola Trifirò Siniramed pubblicati sulla rivista “L’ETICHETTA. Guida alla vita materiale secondo Luigi Veronelli”



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Castello di Cozzo Lomellina
L’ETICHETTA, numero 19, primavera 1988. Se nei castelli inglesi c’è sempre un fantasma, in quelli italiani, dove l’attitudine agli spettri non c’è, purtroppo per gli appassionati, così radicata, si trova in compenso tutta o quasi la storia del mondo. Cozzo Lomellina era già un importante “castrum” romano, in un punto focale, segnato con pietre (“cotias”
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Convento di Cetona: anche San Francesco si fermava qui
L’ETICHETTA, numero 19, primavera 1988. L’arrivo a Cetona è prima di tutto una straordinaria avventura dello spirito. Tutto quello che si è sempre immaginato della Toscana si ritrova e si vive di colpo quando, salendo dall’omonimo paese, s’incomincia a ogni curva a intravvedere fra cipressi e ulivi il dolcissimo e al tempo stesso imponente profilo
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Isola Formica: nel mare un pezzo di storia
L’ETICHETTA, numero 19, primavera 1988. Vide navigare le navi di Cartagine, la città fondata dai Fenici intorno all’814 a.C., e le vide combattere quando, sei secoli dopo, lo scontro con i Romani divenne inevitabile. Assistette così alle guerre puniche, in special modo alla prima: allorché nel 241 a.C. il console Lutazio Catulo con una flotta
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Quei pesci del lago di Garda
L’ETICHETTA, numero 19, primavera 1988. Era amato già da Catullo (“‘Salve, venusta Sirmio”!) e dai suoi contemporanei, quegli antichi Romani che ben sapevano apprezzare tutte le cose belle e che fra i luoghi preferiti, Capri, le isole Pontine, Baia, Capua, ponevano anche il lago di Como e quello di Garda. Ma le attrattive del Benaco,
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L’esegeta della cucina italiana. Luigi Carnacina
L’ETICHETTA, numero 20, estate 1988. “C’è chi ha nel cognome il suo destino. Nel mio per esempio c’è la carne, la cucina, il carnacino colorito roseo della buona cucina, e perfino la Cina, dove la buona tavola è sempre stata di una raffinatezza favolosa”. Chi parlava di sé con tanto humour era Luigi Carnacina, che
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Polenta. Calda dorata felicità
L’ETICHETTA, numero 21, autunno 1988. Un paio di anni fa in un ristorante di Venezia assistei alla curiosa scenetta di un avventore straniero; si trattava di un americano, che chiedeva insistentemente lumi sulla polenta al cameriere che gliela aveva proposta col classico “baccalà” (quest’ultimo invece prontamente chiarito come “stockfish”). Fin qui, si dirà, nulla di
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Metti un fiore nel piatto
L’ETICHETTA, numero 23, primavera 1989. “Nel decimo (giorno) giungemmo al paese dei Lotofagi, i quali mangiano un cibo di fiori”, racconta l’avventuroso Ulisse (Odissea, canto IX). Ma è un po’ l’eccezione che conferma la regola, che i fiori sono belli solo… da guardare. Potrebbe mai il playboy di turno immaginare che l’avvenente signora, cui ha
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Il tacchino. Un americano in Europa
L’ETICHETTA, numero 22, inverno 1989. «Il tacchino è assolutamente uno dei più bei doni che il nuovo mondo abbia regalato all’antico», scriveva il letterato-gastronomo Brillat Savarin nel 1825, ancora entusiasta di una battuta di caccia al tacchino selvatico cui aveva partecipato negli Stati Uniti. «Il tacchino appartiene all’ordine dei Rasores, ossia gallinacei, alla famiglia delle
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Stoccafisso e baccalà
L’ETICHETTA, numero 28, estate 1990. Stoccafisso e baccalà, due… fratelli dai caratteri diversi. Stoccafisso e baccalà, dietro questi nomi, che richiamano al palato dei buongustai di tutte le latitudini piatti saporiti e sostanziosi, si cela un quasi “giallo” di ordine lessicale, che ha provocato nel tempo una certa confusione che ancora oggi si verifica spesso
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Il tartufo e la patata. Vi amerò… fino a mangiarvi
L’ETICHETTA, numero 29, autunno 1990. Ricchi e poveri si incontrano. La storia dell’alimentazione dell’uomo mutò notevolmente dopo la scoperta dell’America, con l’arrivo di tacchini e mais, di pomodori e patate, di fagioli e cioccolata, a tacer d’altro. Sono cibi che oggi appaiono irrinunciabili: come si potrebbe fare senza la rossa pommarola piuttosto che le mille
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Odo suon… di timballi
L’ETICHETTA, numero 30, inverno 1990. «Non far pasticci», dice la mamma all’angelico pargolo dalle illimitate capacità distruttive. «E un pasticcione», è il commento su chi, nel lavoro o nella vita sentimentale, si muove senza chiarezza e concretezza. Nel linguaggio corrente il termine “pasticcio” è abitualmente espressione di un giudizio negativo, qualcosa che sta fra l’improvvisazione
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Il ritorno dello storione
L’ETICHETTA, numero 31, marzo 1991. È importante non solo per la sua taglia, che può superare la tonnellata di peso e toccare i 10 metri di lunghezza (un autentico “‘mostro”, per fortuna senza denti?) ma anche per il ruolo che da secoli ha svolto per l”alimentazione (e la golosità) dell’uomo. Si tratta dello storione, un
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C’è crudo nel piatto
L’ETICHETTA, numero 32, maggio 1991. E prezioso lo fu sempre, non solo da oggi. Già i Greci apprezzavano particolarmente il prosciutto che veniva dalla Licia o dall’Asia Minore. I Romani invece tenevano in gran conto quello che arrivava dalle Gallie, pur non disdegnando i prodotti della Catalogna e della Westfalia. Lo chiamavano “perna”, che in
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Brutti ma buoni
L’ETICHETTA, numero 33, luglio 1991. Sul loro aspetto non c’è che dire – le leggende e il terrore degli antichi ce li hanno tramandati come mostri orrificanti. Ma in cucina! Niente di più intrigante e versatile dei molluschi. Semplici e freschi in insalata, o riccamente farciti e cotti in forno.
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America, America! I chowder
L’ETICHETTA, numero 33, luglio 1991. Chi ha detto che in America si mangia male? In verità la cultura gastronomica degli States riserva gustose e raffinate sorprese. Come i chowder, stupende zuppe che nascono dalle più svariate tradizioni di popoli.
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Umile, modesta, buonissima polpetta
L’ETICHETTA, numero 35, 1991. A lei non è mai toccata in sorte nessuna di quelle belle espressioni che accompagnano tanti piatti celebri. Eppure l’umile polpetta (e il suo amico polpettone), riservano infinite possibilità di colorare la gastronomia, anche la più qualificata. Polpetta, che viene dal latino pulpa, è, secondo il Dizionario etimologico della lingua italiana,
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Il giardino delle Esperidi
L’ETICHETTA, numero 36, dicembre 1991. Arance, cedri, limoni, mandarini. Ma anche clementine tangeli, mapo… Gli agrumi, la loro storia, un tripudio di colori, sapori e profumi. E in cucina? Molte sono le creative affinità. Nel Cinquecento Cristoforo di Messisbugo, scalco alla corte degli Estensi, nella cui cucina non mancano mai cedro, scorze di limoni, arance
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Un cappello pieno di… bontà
L’ETICHETTA, numero 37, marzo 1992. Cappelletti e tortellini piuttosto che ravioli e agnolotti sono piccoli pezzetti di pasta fresca che racchiudono da secoli saporite e svariate ghiottonerie. Molte cucine straniere ce li invidiano e la loro storia non è priva di colpi di scena…
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Il tempo delle mele
L’ETICHETTA, numero 38, aprile – maggio 1992. È il frutto della salute pereccellenza versatile e dalla storia antichissima. La sua presenza in Europa risale addirittura all’età della pietra. Oltre 5.000 sono le varietà di mele conosciute.E in cucina è un ingrediente “pirotecnico”, utilizzabile dall’antipasto al dolce. «Una mela ogni giorno leva il medico di torno»