L’ETICHETTA, numero 32, maggio 1991. E prezioso lo fu sempre, non solo da oggi. Già i Greci apprezzavano particolarmente il prosciutto che veniva dalla Licia o dall’Asia Minore. I Romani invece tenevano in gran conto quello che arrivava dalle Gallie, pur non disdegnando i prodotti della Catalogna e della Westfalia. Lo chiamavano “perna”, che in latino significa coscia, o anche “petaso” (forse per indicare quello disossato oppure ricavato dalla spalla). Spesso affumicato (“fumosa perna”, scrive Orazio), fa capolino ovunque, anche nella letteratura e così nelle commedie di Plauto, negli epigrammi di Marziale, nel banchetto di Trimalcione descritto da Petronio nel Satyricon, segno evidente della sua popolarità nelle case e nelle tabernae romane. La sua strada fu sempre maestra, come d’altronde quella del suino, suo “autore”, che, assieme alla lepre, come afferma Jean Marie Revel nel suo amabile e dotto 3000 anni a tavola, fu gastronomicamente parlando, l’animale più amato dell’antichità.
