L’ETICHETTA, numero 30, inverno 1990. «Non far pasticci», dice la mamma all’angelico pargolo dalle illimitate capacità distruttive. «E un pasticcione», è il commento su chi, nel lavoro o nella vita sentimentale, si muove senza chiarezza e concretezza. Nel linguaggio corrente il termine “pasticcio” è abitualmente espressione di un giudizio negativo, qualcosa che sta fra l’improvvisazione…
Class Country, dicembre 1990. Poche cose segnano l’arrivo dell’autunno come le castagne e i marroni (fra i due esiste una differenza). Poche, soprattutto, introducono a una altrettanto irresistibile serie di delizie in cucina. Dipenderà, forse, dalla nobiltà dell’albero di cui sono i frutti, la Castanea sativa, della famiglia della Fagacee, che può raggiungere grandi altezze…
L’ETICHETTA, numero 29, autunno 1990. Ricchi e poveri si incontrano. La storia dell’alimentazione dell’uomo mutò notevolmente dopo la scoperta dell’America, con l’arrivo di tacchini e mais, di pomodori e patate, di fagioli e cioccolata, a tacer d’altro. Sono cibi che oggi appaiono irrinunciabili: come si potrebbe fare senza la rossa pommarola piuttosto che le mille…
L’ETICHETTA, numero 28, estate 1990. Stoccafisso e baccalà, due… fratelli dai caratteri diversi. Stoccafisso e baccalà, dietro questi nomi, che richiamano al palato dei buongustai di tutte le latitudini piatti saporiti e sostanziosi, si cela un quasi “giallo” di ordine lessicale, che ha provocato nel tempo una certa confusione che ancora oggi si verifica spesso…
L’ETICHETTA, numero 22, inverno 1989. «Il tacchino è assolutamente uno dei più bei doni che il nuovo mondo abbia regalato all’antico», scriveva il letterato-gastronomo Brillat Savarin nel 1825, ancora entusiasta di una battuta di caccia al tacchino selvatico cui aveva partecipato negli Stati Uniti. «Il tacchino appartiene all’ordine dei Rasores, ossia gallinacei, alla famiglia delle…
L’ETICHETTA, numero 23, primavera 1989. “Nel decimo (giorno) giungemmo al paese dei Lotofagi, i quali mangiano un cibo di fiori”, racconta l’avventuroso Ulisse (Odissea, canto IX). Ma è un po’ l’eccezione che conferma la regola, che i fiori sono belli solo… da guardare. Potrebbe mai il playboy di turno immaginare che l’avvenente signora, cui ha…
L’ETICHETTA, numero 21, autunno 1988. Un paio di anni fa in un ristorante di Venezia assistei alla curiosa scenetta di un avventore straniero; si trattava di un americano, che chiedeva insistentemente lumi sulla polenta al cameriere che gliela aveva proposta col classico “baccalà” (quest’ultimo invece prontamente chiarito come “stockfish”). Fin qui, si dirà, nulla di…
L’ETICHETTA, numero 20, estate 1988. “C’è chi ha nel cognome il suo destino. Nel mio per esempio c’è la carne, la cucina, il carnacino colorito roseo della buona cucina, e perfino la Cina, dove la buona tavola è sempre stata di una raffinatezza favolosa”. Chi parlava di sé con tanto humour era Luigi Carnacina, che…
L’ETICHETTA, numero 19, primavera 1988. Era amato già da Catullo (“‘Salve, venusta Sirmio”!) e dai suoi contemporanei, quegli antichi Romani che ben sapevano apprezzare tutte le cose belle e che fra i luoghi preferiti, Capri, le isole Pontine, Baia, Capua, ponevano anche il lago di Como e quello di Garda. Ma le attrattive del Benaco,…
L’ETICHETTA, numero 19, primavera 1988. Vide navigare le navi di Cartagine, la città fondata dai Fenici intorno all’814 a.C., e le vide combattere quando, sei secoli dopo, lo scontro con i Romani divenne inevitabile. Assistette così alle guerre puniche, in special modo alla prima: allorché nel 241 a.C. il console Lutazio Catulo con una flotta…