Nonostante il nome

Vanity Fair, numero 12, 2024. Un lettore che ama avere amici a tavola chiede un’idea per un primo che non lo costringa a stare in cucina abbandonando gli ospiti. Accantonati gli spaghetti all’amatriciana e preparazioni che richiedono uno speciale «tour de main» ovvero una certa abilità come un dorato riso al salto o un soufflé alla vaniglia, anche chi è alle prime armi può senza tema affrontare con successo i «malfatti», il cui nome già sembra offrire una garbata giustificazione a eventuali errori. Che non ci saranno, poiché la preparazione, anche se nei tempi recenti non compare quasi più nei ristoranti, è tanto semplice quanto buona, un piccolo gioiello dal gusto delicato. Eppure sono attualissimi, a base di spinaci e ricotta, vegetariani, mischiati con uova e noce moscata, simili a grossi gnocchi un po’ schiacciati, leggermente infarinati e cotti vengono passati al burro, parmigiano e salvia (magari leggermente gratinati in forno). È una preparazione della cucina familiare della grande tradizione italiana. Cugini lombardi di «gnudi» toscani e «strangolapreti» trentini (con anche il pane raffermo), i malfatti costituiscono un esempio luminoso di una cucina che utilizzando elementi semplici produce risultati eccellenti. Nonostante il nome.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed