COOK, Corriere della Sera. N. 87, giugno 2026 

Tra i must gastronomici dell’estate c’è senza dubbio il melone. Originario dell’Asia (o forse dell’Africa tropicale), il Cucumis melo prende il nome dal tardolatino melo. Già noto agli Egizi, piaceva molto ai Romani, che lo usavano forse come ortaggio, cogliendolo acerbo e condendolo con «pepe, puleggio (menta), vino d’uva passa o miele, salsa d’Apicio, aceto» (Apicio, De re coquinaria). Lo ritroviamo nella Naturalis Historia di Plinio (XIX, 67), che racconta come «in campagna si ottiene una varietà nuova… li chiamano melopepones… di colore dorato», e come l’imperatore Tiberio ne fosse ghiotto, sottolineandone le virtù medicali (XX, 11).

Nei secoli acquista sempre più popolarità in Francia e Italia, dove fu creata la varietà Cantalupo, dal nome paese vicino Roma, poi portata in Francia sotto Carlo VIII, ancora oggi considerata la migliore. Alexandre Dumas padre (autore del Grande dizionario di cucina, 1870) li amava al punto che in suo onore è stata istituita la Confraternita dei Cavalieri dei meloni di Cavaillon, oggi capitale francese dei meloni. Castore Durante, botanico e medico di Papa Sisto V, nel Tesoro di sanità (1586) consigliava una passeggiata per digerirli, anche se l’imperatore Clodio Albino (fine II sec. d.C.) ne mangiava dieci a pasto senza conseguenze. Appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, i meloni si dividono in sostanza in estivi (polpa arancione e profumata) e invernali (polpa bianca o verde pallido, dolce) e dalla buccia liscia o retata. L’Italia vanta una notevole produzione: tra i più famosi c’è il mantovano Igp, per cui esiste un consorzio. Quello estivo si serve talora tagliato in due e svuotato dei semi con aggiunta di Porto, ma il suo trionfo è col prosciutto crudo, che si può immaginare in voga già presso i Romani, per i quali era corretto contrastare cibi caldi con altri freddi, cibi umidi con altri secchi e così via. Mentre i menu rinascimentali citano solo qua e là l’argomento, Pellegrino Artusi propone in agosto «popone con prosciutto e vino generoso» e Luigi Carnacina lo esalta come dessert in ottimo gelato, seguito magari da un meloncello, liquore a base di crema di melone Cantalupo.

Per saperne di più: Il tesoro della sanità (1586)

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Rubrica “La storia nel piatto” di Paola Trifirò Siniramed, COOK Corriere della Sera