L’uovo di mozart

Vanity Fair, numero 38, 2024.

Sulle tavole di fine estate a tutti piacciono le belle frittate, come quelle napoletanissime di spaghetti, le quiche con le verdure e tutta la declinazione di uova, magari semplicemente sode, rallegrate da mayonnaise o da una bella salsa tartara.

Ma, attenzione, c’è uovo e uovo. Tutti sanno che alcune provengono da galline cresciute a terra e altre allevate in batteria. Però questo è solo il primo step. Ben altre sono le uova che vengono da galline che circolano liberamente, fanno uova liberamente (quando vogliono) e sono allevate ascoltando anche musica classica, molto Mozart e altrettanto Albinoni.

Vogliamo mettere anche un uovo semplicemente poché o sodo dove si possa da lontano echeggiare il divino Amadeus? Negli allevamenti di questo tipo si prediligono le musiche sinfoniche, grandi «larghi» e melodie, Wagner pare subito escluso e anche, pardon, la musica Modecafonica. La raffinatezza di sogliole di Dover, di bottarghe speciali, di eccelsi gamberi di Mazara impallidisce di fronte a un uovo che è cresciuto tra Mozart, Albinoni e, perché no, Liszt. Ai musicofili gourmet non sfuggirà questa leccornia sopraffina. Senza dire che le galline, of course, migliorano di molto la loro selezionata produzione in quanto felici come durante un concerto alla Scala, vogliamo mettere con quelle nevrotiche? E come dar loro torto?

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed