Vanity Fair, numero 37, 2024.
L’idea del barbecue piace molto a tutti, quanto meno in teoria. Chi non ricorda i film americani dove si svolgono feste colossali attorno a un gigantesco barbecue e dove tutto è allegria? Che se poi il grigliatore è Paul Newman o Robert Redford, il quadro idilliaco è completo, ma, come sempre, non è così semplice. A parte la difficoltà dello strumento in sé stesso (specie se a legna o a carbone) e della preparazione, purtroppo in un modo o nell’altro la griglia produce notevole dispersione di fumo, olezzi o sapori non proprio a tutti graditi, in particolare ai vicini. Possono essere i vicini di giardinetto, della villetta accanto, quando soffia il vento verso la loro proprietà; può essere il vicino di barca e può essere anche qualcuno che odia a tal punto la carne, vegetariano o vegano, da doversene andare per non sentire aromi e sapori sgraditi.
Certo è che occorre evitare, per fare un barbecue sereno, litigi e incomprensioni con i vicini. Che fare dunque? Fondamentale accertarsi che si tratti di una giornata senza vento in modo che i sentori di bistecche e salsicce, di würstel e salamelle rimangano confinati entro la propria area di proprietà. Altra ipotesi è invitare i vicini con ogni onore, evitando così opposizioni e insofferenza, nello spirito che deve animare le serate estive: tranquillità, serenità, spensieratezza.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed