Il partito delle zuppe

Vanity Fair, numero 48, 2022.

Ci sono giorni in cui le cose vanno storte, le scocciature affliggono, magari piove, le scadenze incombono e per di più c’è lo sciopero del metro. Eppure, si deve continuare a lavorare. L’unico desiderio che si affaccia alla mente è di restare a casa e mangiare qualcosa di tranquillo, ben lungi dai manicaretti, seppur attrattivi, delle cucine più svariate del mondo o degli chef più raffinati del momento. È qui che si insinuano i ricordi dell’infanzia e delle cure amorose di mamme, zie, nonne: la pastina, magari con l’ovetto nascosto sotto, modello zuppa pavese; il riso bianco, col burro; la frittatina semplice; il formaggino, come crescenza o robiolina, che ricorda i pasti dei bimbi; l’immancabile frutta cotta. Senza dimenticare la zuppa o minestra di verdure fresche, che piace a tutte le latitudini, al Nord come al Sud.

Si, certo, questi cibi, che si possono definire con termine modemo comfort food, sono in qualche modo legati a ondate di emozioni e ricordi, come quelli che assalgono Marcel Proust quando assapora la celebre madeleine, che gli fa tornare dolcemente alla memoria le colazioni della domenica mattina a Combray con zia Leonie. Ma è sicuro, comunque, che si fa sempre più consistente il partito di chi vorrebbe trovare più spesso, se non sempre, anche nel menu dei ristoranti più à la page non una solitaria zuppa del giorno (che ogni tanto pare messa li per dovere di lista), ma una scelta tra le miglion creme (vuoi mettere la crema fredda di zucchine in estate?), zuppe, potages, vellutate, minestre, come quelle che Pellegrino Artusi indica, con una cinquantina di nomi, nel suo La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Sono fra l’altro cibi che giovano non solo all’anima e al cuore, ma anche al fisico, leggeri come spesso si vorrebbe fosse la nostra giornata.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed