Salvate quel tacchino

Vanity Fair, numero 47, 2022.

Il mese di novembre negli USA vede l’esercito dei tacchini in agitazione nel tentativo, peraltro vano, di fuga all’estero. Sanno ormai che il quarto giovedì del mese celebreranno con i cittadini americani il Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento, ma, ahiloro, in posizione passiva e distesa. Neanche il conforto della «lotteria», che vede uno o due di loro graziati in extremis dal presidente degli Stati Uniti in persona sembra di gran conforto. Purtroppo per loro il rito è ormai consolidato e precisamente dal 1863, quando il presidente Abraham Lincoln consacrò questa giornata Festa nazionale. In realtà le celebrazioni erano già cominciate nel 1621, quando i Padri Pellegrini, giunti l’anno prima nelle nuove terre, cominciarono a celebrare il ricco raccolto di mais e altro ben di Dio (in particolare lo sviluppo dell’allevamento dei tacchini) con i nativi indiani Wampanoag (all’epoca andavano ancora tutti d’accordo).

Questa festa coinvolge più o meno tutte le famiglie americane (e quasi 50 milioni di tacchini che si immolano per il benessere dei cittadini). Ma qual è il menu di questa giornata dedicata a ringraziare un’entità superiore per i benefici ricevuti durante l’anno? Si comincia con una vellutata di zucca per arrivare al pezzo forte, il tacchino arrosto o al forno, magari ripieno con pane e castagne, accompagnato da patate dolci Hasselback (fuori croccanti e dentro morbide), con panna acida o yogurt greco, cavolini di Bruxelles (talora anche uno sformato di fagiolini verdi) per terminare con una pie di pere e mirtilli e/o una torta di noci e sciroppo d’acero. Con questo menu varrebbe la pena di recarsi in quei giorni negli Stati Uniti, in special modo se ospitati in una famigha americana dalle solide tradizioni. Anche per i vegetariani ci sarà di che deliziarsi.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed