Vanity Fair, numero 9, 2025.
Il fiorire negli ultimi anni di ristoranti, snack bar, locali per apericena e via andare denota la forte tendenza di molti a non imbarcarsi più in pranzi a casa, che invece sarebbero graditi per il clima di libertà e amicizia in cui si svolgono nonché per la mancanza di rumori eccessivi e la piacevolezza della conversazione. Come dar torto però a padroni di casa che devono tener conto, in una cena per esempio di dieci persone, di un ospite che è intollerante al glutine e di uno che non mangia crostacei, ovvero di un altro che è allergico ai latticini e di uno che è totalmente veg…?
Ecco allora un suggerimento, fra pratico e gourmet, certo efficace: il pranzo a tema. Che può essere il bollito, oppure la cassoeula, la trippa, funghi e tartufi, cacciagione, crostacei à gogo e così via. Gli inviti avverranno allora non scegliendo come al solito amici che già si conoscono, ma in base al loro lato gourmet, il che sviluppa fra l’altro, oltre al godimento del cibo beneamato, anche nuove relazioni. Molti chiederanno di «essere iscritti» ai prossimi pranzi a tema, ciascuno secondo i propri gusti. Si toglie così ai padroni di casa il possibile imbarazzo di dover limitare gli inviti. Se il numero fosse eccessivo, se ne faranno due. E magari anche tre, con golosità di tutti.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed