Non solo Halloween

Vanity Fair, numero 44, 2022.

Sei uno zuccone! Cos’hai nella zucca? Espressioni che venivano usate in un passato non così lontano dai genitori all’indirizzo del figlio discolo. Vero è che, nonostante queste non commendevoli espressioni, la zucca è un ortaggio «multitasking», che si presta anche a declinazioni dolci. Già nota a Egizi e Greci, fu molto apprezzata dagli antichi Romani, che la chiamavano Cucurbita. E sempre presente durante il Medioevo e il Rinascimento, sia bollita sia in tortelli, in fritture e altro ancora. Il grande Escoffier (1846-1935), sommo chef, la presento in purè, mentre a Mantova se ne fanno delicati ravioli all’amaretto, a Ferrara si preparano i cappellacci con la noce moscata, in Lombardia ci si consola con un’ottima crema cotta nel latte e in Sicilia si frigge e si fa in agrodolce.

In America è quasi un prodotto nazionale, anche perché simbolo della festa di Halloween (Hallows’ Eve), cioè la vigilia di Ognissanti, la notte del 31 ottobre. La festa si propone di sconfiggere gli spiriti del male e, in virtù della globalizzazione, è stata accolta in molti Paesi europei come l’Italia. Nei giorni di Halloween in gran parte d’America compare la grande zucca, detta anche «Jack-o’-lantern», con occhi e bocca intagliati e illuminati dall’interno con una candela. Case, chiese, negozi, giardini, scuole: negli Usa tutto viene ricoperto da ragnatele, scheletri, fantasmi, zucche spettrali. I bambini vanno in giro mascherati di porta in porta ponendo il famoso interrogativo: «trick-or-treat?», «dolcetto o scherzetto?». Il momento della maschera significa l’abbandono delle regole e la piacevolezza della libertà: forse qui sta il segreto del successo della festa. Chi non si vuole mascherare può sempre godersi sformati, risotti, fritti e torte a base di zucca.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed