Vanity Fair, numero 11, 2024.
Alcuni lettori ogni tanto (più spesso di quanto non si pensi) lamentano la loro delusione per aver dovuto mangiare piatti decisamente non perfetti in parecchi locali di tendenza, prenotati peraltro con largo anticipo, come oggi si richiede. Probabilmente da un certo punto di vista hanno ragione: che dire del risotto troppo crudo, dell’agnello invece troppo cotto, della mayonnaise a dir poco “strana”, del tiramisù su idea fantasiosa dello chef, tanto da renderlo cremosamente irriconoscibile? Allora, tutto da bocciare?
La verità è che molte cose sono cambiate negli ultimi anni, in special modo fra i giovani, che amano in primis la compagnia e l’allegria, si scaldano con un buon vino, ridono, fotografano e si fotografano (il selfie è fondamentale, anche in vista dei social), il tutto molto allegramente.
Il cibo? Diciamo che passa in secondo piano, forse non è la cosa più importante come quella invece di vivere nel tempo, dove la perfezione del piatto (ahimè, direbbe a ragione il gourmet disperato) non è più una priorità, di fronte alla brillantezza e alla socialità della serata. Tanto, la domenica, mamma o nonna cucineranno impeccabili piatti di pasta al forno e risotti perfetti, anche se magari il divertimento non sarà lo stesso.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed