Mangiare con le mani

Vanity Fair, numero 46, 2022.

Ci sono cibi che richiedono l’uso delle mani, anzi di una sola mano. Per esempio in India, ma anche in vari Paesi, molti africani, dove questo uso è abituale, la mano prescelta è la destra, con un uso magistrale di due o tre dita. In Italia con la mano (indifferente l’una o l’altra) si gustano le ostriche o altri molluschi, il panino col prosciutto, un uovo sodo, o si cede alla tentazione di una arancina di riso o di un panzerotto. Anche il galateo (napoletano) della pizza richiederebbe l’uso della mano, che, tagliate a triangolo le fette e ripiegate su stesse («a libretto»), consente di gustare al meglio l’interno di mozzarella e pomodoro. In anni più recenti si è aggiunto il fenomeno dell’«apericena», preferito da clienti per lo più giovani che si accalcano felici di gustare un cocktail o un bicchiere di vino accompagnato da un finger food: spesso quadratini di pizza o di frittata, spiedini di mozzarella e pomodorini, involtini al salmone e ghiottonerie varie.

Senonché, quando lo scenario passa a tavola, ecco che, forse per la presenza delle posate, parecchi affrontano con coltello e forchetta per esempio i croccanti fritti, che andrebbero gustati «a mano» secondo la regola napoletana del «frijenno e magnanno», distruggendo così delicate polpettine di came, frittelle, crocchette di patate. Solo i più coraggiosi le afferrano con due dita e se le gustano appieno. In verità, anche se il galateo vieta di mangiare qualunque tipo di came con le mani, pure cosce o alette di pollo arrosto o fritto andrebbero gustate usando le mani. Non manca d’altronde il nobile precedente, da cui la famosa frase coniata dopo una visita reale, «anche la Regina Margherita mangia il pollo con le dita». E allora? Si proceda senza timori, al massimo anche l’ospite più severo penserà di avere davanti dei veri buongustai.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed