Vanity Fair, N. 45, 2025 Spesso capita, magari anche in un ristorante importante scelto per una serata piacevolmente gourmet, di vedersi servire qualche piatto di cui si pregustava la delicatezza e che invece risulta non gradevole, magari troppo crudo oppure insipido o troppo grasso… Chiamare il maître e protestare? Purtroppo la maggioranza preferisce glissare, spesso non finisce il piatto, anzi, alla domanda del cameriere assicura di averlo gustato ma che era troppo. Al momento del conto i clienti però concordano: «Mai più in questo ristorante!». Sarebbe invece di gran lunga utile per tutti considerare la cosa da un punto di vista collaborativo: ci vorrà forse un po’ di attenzione, un pizzico di coraggio nell’affrontare chi ne sa di più (magari anche lo stesso cuoco) per spiegare con calma il motivo della scontentezza. Se il tutto avviene con garbo e non ci si trova nella Taverna dei lunghi coltelli, certamente il maître o lo chef prenderanno atto e probabilmente chiariranno o riconosceranno l’errore. La verità è che tutti ci avranno guadagnato: l’avventore avrà forse la portata offerta, il ristorante migliorerà e non avrà perso buon nome e clientela. Collaborazione non è solo una parola, è un’attitudine che ben si accompagna alla gentilezza e all’intelligenza della situazione.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed