Vanity Fair, numero 17, 2024.

Diceva un mio amico che le cose capitano a chi le sa raccontare. A me ne capitano molte, forse perché pario spesso e volentieri, dicendo tutto ciò che penso, ma la vita è troppo breve per rinunciare a esprimersi liberamente.

In una riunione in un posto rinomato a Milano, un amico mi ha chiesto di un certo ristorante famoso del Sud, che avevo provato, e mi sono espressa in senso parecchio negativo. Non tanto sul cibo, anche se un po troppo elaborato, quanto sul servizio e in particolare sui sommelier, cosi supponente da contrastare la richiesta di un vino rosso leggero, contro il suo suggerimento di un importante vino bianco. inducendomi a spiegargli che a una richiesta precisa si deve solo fornire con garbo quanto richiesto. La coincidenza ha voluto che in quel momento si trovasse li lo chef del locale criticato, il quale si è presentato, causando fra gli astanti un ovvio imbarazzo. Ne e nata. invece, una piacevole conversazione, in cui lo chef ha dato atto di certe inevitabili mancanze del personale, si è informato sulle critiche ai piatti e ha ringraziato per la possibilità di contatto con i clienti, utile per migliorare.

Modestia? Di più. Cuochi e chef sono, per esperienza, sempre severi nell’esecuzione del lavoro, intelligenti e aperti. Parlare con loro è dunque importante, senza tema di venire messi in minoranza.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed