Vanity Fair, numero 9, 2023.
Il menu, per favore», chiede l’avventore al cameriere. Ovviamente, gli viene subito portata la lista dei cibi, cui seguirà, su richiesta, quella dei vini. L’affamato cliente non sa però che dietro quella parola si nasconde un pezzo di storia.
Menu è un termine di origine francese che significa particolareggiato o, meglio, «minuta» ed è il programma che il cuoco presentava al padrone di casa per la giornata o per la settimana. In realtà, i primi esemplari vengono da banchetti sfarzosi come quello, intitolato «Ordine de le Imbandisone», predisposto nel 1489 in occasione del matrimonio a Tortona di Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona. Nei secoli sucessivi era in vigore in Europa il cosiddetto servizio «alla francese dove tutte le vivande erano presentate contemporaneamente, facendo mostra dell’importanza e ricchezza dell’ospite (qualcosa di analogo a quello che oggi viene proposto nei brunch domenicali o nei buffet dei party, ma senza simili significati). Verso la metà del XVIII secolo cominciò a prendere piede il cosiddetto servizio «alla russa», molto simile a quello attuale: un limitato numero di portate, presentate in successione, che si affermò perché assicurava, anche secondo il grande Carême, un servizio e un’attenzione migliore ai cibi, che arrivavano caldi in tavola.
Da qui l’uso della parola menu, che indica l’insieme delle pietanze e delle bevande e la loro sequenza all’interno di un pasto, ma che può indicare anche il cartoncino sul quale la lista è trascritta, opportuno ancora oggi nei pranzi con parecchi invitati. Negli anni i cartoncini sono diventati oggetti d’arte e non solo quelli delle case reali o dei capi di Stato, ma anche di ristoranti e di famiglie private, tanto da ispirare disegnatori e offrire immagini preziose o umoristiche: molti vengono firmati e conservati per ricordo.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed