Vanity Fair, N. 44, 2025 Negli ultimi anni è andato sempre crescendo il partito di chi apprezza la pasta di grano, sempre cotta al super-dente, consuetudine che il Sud ha da molto tempo abbracciato. Poche le voci contrarie, tranne casi estremi di paste servite praticamente crude. Al di là del gusto, sembra che anche la salute tragga vantaggi dalla breve cottura, che rende la pasta meglio digeribile, riduce l’indice glicemico e aumenta pure il senso di sazietà. Che più? Ma che succede con la pasta all’uovo, quelle belle lievi tagliatelle gialle che fanno l’onore dell’Emilia Romagna e non solo? Giungono in effetti notizie di lamentele, c’è chi definisce addirittura irriconoscibili le adorate fettuccine al burro o al ragù, non ritrovando nel piatto quella morbidezza che è la loro caratteristica. Che fare? Se a casa può essere semplice, al ristorante bisognerà affidarsi alla pazienza del cameriere, magari motivando antiche parentele emiliane e ricordando il dott. Balanzone, celebre maschera bolognese che, guarda caso, ha dato addirittura il nome a una pasta, i balanzoni appunto, gustosi tortellini di spinaci con ripieno di ricotta e mortadella. Qui nessuna discussione, godimento assicurato.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed