Vanity Fair, numero 38, 2023.
Chi si lamenta dei tovaglioli di carta, dovrebbe rallegrarsi di non essere vissuto nel passato. Non tanto in epoca romana, dove i commensali, abituati a mangiare sdraiati sul triclinio, usavano un telo che serviva per riparare la tunica (e magari per pulirsi mani e bocca). Quanto invece nei secoli successivi, come nel Medioevo, quando la maggior parte mangiava su una grossa fetta di pane raffermo che, riempito di cibo, diventava allo stesso tempo piatto e tovagliolo. Ma non mancava talora anche la «raffinatezza» di una grossa pezza comunitaria, appesa a un gancio. Per non dire di chi spesso si serviva alla bisogna del bordo della tovaglia.
Leonardo, evidentemente amante dell’ordine e della pulizia, mentre si trovava alla corte di Ludovico il Moro «inventò» un quadrato di tessuto da mettere davanti a ciascun commensale. Dal Rinascimento in poi si vedranno finalmente tovaglioli in lino o seta, che segnano anche il posto del convitato, a volte posizionati al centro del piatto con un biscottino o infilati in un ricco portatovagliolo, realizzato con metalli e smalti preziosi. Se i secoli passati hanno visto tovaglioli grandissimi, oggi quelli di stoffa sono molto più piccoli, spesso disposti in forme originali come il ventaglio, la barchetta, il giglio. Ma non a tutti piace che il tovagliolo venga troppo maneggiato. Come sempre gusti e abitudini sono i più diversi.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed