Cosa c’è nel piatto?

Vanity Fair, numero 40, 2022.

Non voglio che nessuno mi spieghi «che cosa ho nel piatto», scriveva col suo humor tagliente il grande Woody Allen (qui nel film Misterioso omicidio a Manhattan). Confesso di aver «rubato» questa espressione di recente e più d’una volta, un po’ stanca di dover ascoltare troppo spesso i tanto minuziosi quanto irrefrenabili elenchi dei piatti proposti, con tutti i loro più reconditi ingredienti. La cucina italiana brilla giustamente sempre di più, i nostri chef sono (e non da oggi) bravissimi e, sempre alla ricerca del meglio, usano antichi e nuovi ingredienti, nelle più mirabolanti combinazioni. Noi ne siamo certamente i felici fruitori. Tuttavia, se molti apprezzano spiegazioni e delucidazioni, altri preferiscono la scoperta personale, un certo rigore e l’attesa.

Ricordo una colazione a Roma con un altro grande, Michelangelo Antonioni, che mi invitava a non affrettarmi nella decisione del menù, perché il momento più eccitante del pranzo era per lui proprio quello della scelta, dell’immaginazione, della possibile sorpresa. Il pensiero si divide, in questo come in altri campi. Bene dunque lasciare a ciascuno la libertà di decidere e magari, dopo un’eccellente portata, chiedere poi quali «misteriosi ingredienti» abbiano reso quel piatto unico.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed