Cene da vacanza

Vanity Fair, numero 28/29, 2024.

Viene l’estate e spesso e volentieri, che si sia in una casa di vacanza o che si sia in barca, la tentazione è di andare per ristoranti sempre più alla moda, certamente buoni, ma anche chiassosi e super prenotati, con le conseguenze stressanti che tutti conoscere. Cosi i piatti che si potrebbero gustare serenamente in maggio-giugno, in agosto diventa un’esperienza talora faticosa.

Chi avrà il coraggio di proporre agli amici una serata sul terrazzo di casa o sul pozzetto di una barca, anche di piccole dimensioni, ma con la magia del mare e i colori del tramonto, verrà accolto di sicuro con riconoscenza. Ma, si dirà, le vacanze sono sacre, perché mai caricarsi di lavoro, magari per parecchie persone, senza neppure aiuti? La soluzione è a portata di mano. Anzitutto si può scegliere qualcosa di semplice, come una pasta con pesce e/o molluschi e i datterini, preceduta da qualcosa di facile come un polpo già affettato dalla pescheria e solo da condire piuttosto che un vassoio di crostini con burro e alici, un classico che piaceva anche a Giulio Cesare. Oppure ci si fa portare dal vicino ristorante qualche aragostina bollita, ma anche, perché no, delle pizze e delle torte di verdure, rendendo felici i commensali. Che certamente faranno onore a un menù tanto familiare quanto amichevole e liberatorio.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed