Vanity Fair, numero 43, 2023.
Sei proprio come la gramigna! Non è certo un elogio, ma stigmatizzare comportamenti invadenti di persone di cui è difficile liberarsi. Del resto, già in letteratura, il brigante Gramigna, nella novella L’amante di Gramigna di Giovanni Verga, semina il panico ed è braccato dai gendarmi. Da sempre temuta e poco amata anche dai contadini in quanto pianta infestante delle coltivazioni, era conosciuta fin dai tempi antichi con il nome di gramen.
Ma, poiché al mondo non tutto è sempre negativo, era invece apprezzata per le sue doti curative e, come ricorda già Plinio (Naturalis Historia), garantisce effetti diuretici molto positivi. Ancora oggi le tisane di gramigna sono usate per le loro proprietà depurative. E in cucina? C’è un ottimo piatto emiliano, che è proprio la «gramigna», spesso servita con ragù di salsiccia o analoghe delizie. Ma attenzione: si tratta di pasta fresca (talora anche secca di produzione industriale), poco nota nel resto d’Italia, che deve il suo nome al fatto che, nella forma ondulata, ricorda il germoglio di quest’erba. Nonostante le proprietà e l’aspetto non spiacevole (foglioline verdi e spighette), il giudizio generale rimane dispregiativo, al punto che uno dei padri della filosofia politica italiana del ‘900, Antonio Gramsci, ebbe a dire – e con ragione – che «l’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva».
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed