COOK, Corriere della Sera. N. 79, ottobre 2025
«E sono andato in brodo di giuggiole», così chiuse il suo racconto un amico piuttosto giovane durante una cena. Non sentivo questa espressione dai tempi del nonno, che la usava nel suo significato più comune: essere al colmo della soddisfazione, se non della felicità. Mi resi conto di saper ben poco sulle giuggiole e scoprii che la tavolata ne sapeva ancor meno: com’è nato questo modo di dire? Cosa sono le giuggiole? La curiosità rivelò storie divertenti.
Le giuggiole sono il frutto di un albero, il giuggiolo, noto dall’antichità come ziziphus (Ziziphus Jujuba), probabilmente originario della Cina e del Medio Oriente, importato dai romani al tempo di Augusto dal Nord Africa, come racconta Plinio. L’albero, della famiglia delle Rhamnaceae, può crescere anche in giardini e terrazzi ed è piacevole alla vista. I rami sono spinosi, i frutti (composti da drupe) compaiono in autunno e sono di colore fra il rosso e il giallo: alcuni sono grandi come piccole mele, più noti però sono quelli simili a olive. Il frutto era conosciuto per le qualità curative ed era usato per decotti contro la tosse e per dare sollievo ai bronchi. È sempre stato importante nella medicina erboristica cinese: si ritene allunghi la vita, nutra il sangue, migliori il sonno ed è ancora utilizzato per fare il pane. Il sapore ricorda il dattero, dolce e amabile, tant’è che se ne fanno confetture (famose quelle dei Colli Euganei). La storia racconta che la famiglia Gonzaga offriva una bevanda a base di giuggiole, mele cotogne, melograni e uva con zucchero e scorze di limone agli ospiti nella loro residenza sul Garda. Ancor oggi si produce un liquore ottenuto da giuggiole appassite, in special modo nella zona di Arquà Petrarca.
C’è però anche una versione diversa: sembra che l’espressione «andare in brodo di giuggiole» derivi dalla precedente «andare in brodo di succiole», dove le «succiole» erano le castagne bollite con la buccia, come ricorda la Crusca, mentre è solo dalla fine del Settecento che prende piede la versione odierna. Versare del liquore «brodo di giuggiole» potrebbe essere un’occasione per offrire ai propri ospiti un pezzo di storia, rendendoli letteralmente felici come la bevanda promette.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Rubrica “La storia nel piatto” di Paola Trifirò Siniramed, COOK Corriere della Sera