Anche il nome conta

Vanity Fair, N.16, 2026. Felici per aver partecipato a un convegno estremamente interessante, ma ancor di più per il pranzo organizzato che si accingono a gustare, alla lettura del menu che prevede come portata principale una «compressione di vitello», i volti degli astanti si fanno dubbiosi, incerti, quasi preoccupati. Qualcuno avanza un «ma che roba è?», altri ribadiscono che «non è più come un tempo, neanche al ristorante…», altri semplicemente sorridono e via così. Un solo commensale, di salomonica saggezza, suggerisce di assaggiare e solo dopo commentare. Alla prova tutti si devono ricredere. Incredibile: il piatto è buono! In effetti, sotto il termine «compressione», a dire il vero a prima vista un po’ respingente, si indica una speciale cottura sottovuoto a bassa temperatura (65°-80°). Ovviamente è un’ottima, raffinata tecnica professionale con risultati eccellenti, in quanto il detto vitello (ma potrebbe essere anche manzo o maiale) esce morbido e saporito. Tuttavia il nome non è proprio felice. Magari varrebbe la pena, visto l’ottimo risultato, di offrire all’ospite un approccio più felice.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed