Vanity Fair, numero 45, 2022.
È un detto non solo italiano, ma che si incontra anche in francese, inglese e spagnolo, e significa far correre ad altri i rischi di un’impresa per poi goderne i benefici. Deriva da una favola di La Fontaine, dove la scimmia, ghiotta delle castagne che stanno arrostendo, convince il gatto a prenderle dal fuoco, cosicché il poveretto si brucia la zampa. «Cogliere qualcuno in castagna» è un altra espressione in uso, e significa «cogliere in fallo», un tempo si diceva anche «cogliere in marrone».
La castagna ha una lunga storia che comincia a Sardi, capitale dell’antica Lidia, regno di Creso. Era molto apprezzata anche dagli antichi romani e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia XVII-122) raccomanda la varietà corelliana, impiantata nel territorio napoletano. Nel Rinascimento la Corte estense offre una torta elegante con castagne e cannella. I francesi le servono tuttora con cavolini di Bruxelles, la cucina italiana risponde accompagnandola ai filetti di capriolo, ma ne fa anche pappardelle ai funghi e altro ancora. La Lunigiana, le cui castagne sono famose (la Marocca di Casola, con l’aggiunta di grano e patate, dà il nome a un eccellente pane nero), è maestra di questo frutto autunnale (insidiata però dalla vicina Garfagnana). Ottimi gli gnocchi e le lasagne bastarde con sugo di noci. Certo il loro uso più noto è in pasticceria, dove campeggiano Mont Blanc e Marron glacé. Senza dire di un altro dolce universalmente gradito, il castagnaccio, nella versione ricca con pinoli e uvette. Le castagne hanno rappresentato un grande aiuto anche per il sostentamento dell’umanità nei tempi di guerre e carestie, la loro farina è stata usata al posto del grano per farne pane e pasta. Umile forse, ma ricca di tante, sorprendenti qualità.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed