Mais senza mais

Vanity Fair, numero 45, 2023.

Nei mesi di novembre e dicembre si accentua la febbre degli inviti: tutti vogliono vedere tutti e spesso gli stessi gruppi si incontrano, una sera dopo l’altra, quasi una comica, peraltro piacevole. E quali mai saranno i menu, quali le preoccupazioni delle padrone di casa? Negli ultimi anni sono cresciute diverse forme di allergie: chi è intollerante al lattosio, chi corre un pericolo quasi mortale per una manciata di arachidi, ma una delle forme più comuni e privative è la celiachia, cioè la necessità di astenersi da qualunque cibo con il glutine. In realtà, esistono molti prodotti suppletivi, come alimenti a base di mais, innocui per i celiaci e gustosi.

«Scoperto» e portato in Europa da Colombo dopo il suo primo viaggio nel 1492 nel Nuovo Continente, dove era alla base della cucina azteca (i Maya lo chiamavano maiz), il mais venne accolto con grandi onori in Spagna e Portogallo, e subito dopo in Francia e in Italia, dove è stato chiamato per anni frumentone, ma più spesso granturco, con probabile riferimento all’origine esotica del prodotto. Che vien di moda, come dire, soprattutto in autunno-inverno: eccolo dunque, celebrato in fumanti polente accompagnate da brasati e magari cipolline in agrodolce, senza dimenticare le chips per l’aperitivo, le frittelle e la pastella arricchita dall’omonima farina.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed