Vive la libertà

Vanity Fair, numero 40, 2024.

Ogni tanto una soddisfazione.Nello spirito italiano spesso autolesionista (a differenza dei cugini francesi), è commento normale sentir criticare i ragazzini e ovviamente le loro famiglie, che non saprebbero educarli: specialmente in luoghi pubblici, la vox communis dice che alzano la voce, stanno sempre con il cellulare, rispondono male ai genitori, fanno baccano, insomma, una declinazione negativa. E vengono spesso paragonati ad altri coetanei, abitualmente di regioni nordiche o su di lì, che si muoverebbero in maniera più elegante di un allievo di Eton: seguono i genitori al ristorante, mangiano composti, apprezzano tutto, chiedono il permesso per alzarsi e via così.

Sarà… La soddisfazione di recente è stata fornita da un bel bambino straniero, nord Europa presumibilmente, con genitori, in un ristorante altrettanto chic. Non voleva mangiare. Prima mossa, ha buttato giù la sedia, poi ha cominciato a battere il piatto, poi ha risposto male al cameriere e infine gli ha tirato addosso il menù, fortunatamente cartaceo, per poi calmarsi con un videogioco e un hamburger kolossal del vicino fast food.

Della serie, tutti i ragazzini sono uguali, più o meno. anche loro hanno dei desiderata e in pari tempo cose che non amano, come per esempio star seduti composti a un tavolo elegante, anziché mangiarsi un bel panino o simile con altri amici, magari su un gradino. Vive la liberté!

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed