Un silenzio d’oro

Vanity Fair, N.11, 2026. Quando ci si aggrega a una tavolata già combinata è sempre obbligatorio in primis salutare e quindi presentarsi, così insegnavano i più accreditati manuali di galateo e bon ton. Lo stesso garbato suggerimento viene anche dalla forse meno titolata signora Maria, anima semplice, un po’ all’antica secondo i più moderni dettami, ma che ancora ritiene l’educazione espressione di sensibilità e solidarietà. Entrambi in verità sarebbero caratteri distintivi delle numerose iniziative benefiche con serate dove si alternano aste per raccolte di fondi seguite da cene, o lotterie. Si ascolta musica e si intrecciano relazioni talora occasionali, dove chi non si è procurato un posto al tavolo di conoscenti può trovarsi a sedere con persone ignote, a volte simpatiche, a volte non proprio o anche peggio. Come colui che (talora anche una coppia), evidentemente incurante dei nobili insegnamenti, arriva, non saluta, tranne forse un impercettibile segno del capo, si siede, conversa subito con il telefonino e talora prosegue con l’unico commensale che conosce. Gli altri: come se non ci fossero. Che dire? Ben poco. È uno dei casi in cui il silenzio di chi deve subire un simile impatto di menefreghismo e poca educazione è veramente d’oro.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed