Un piccolo grande mondo

Vanity Fair, numero 44, 2023.

Si pensa all’ascensore come macchina moderna, ma già dai tempi di Vitruvio (I sec a.C.) si disegnavano modelli azionati a mano per trasportare materiali bellici da terra alla cima delle fortificazioni. Il primo ascensore per il trasporto di persone si deve a Elisha Otis, a New York, che ne depositò il brevetto nel 1853 presentandolo poi l’anno successivo all’Esposizione Internazionale. Oggi gli ascensori più moderni sono spesso espressione di design, più veloci rispetto a quelli di inizio 900, peraltro eleganti nelle loro cabine di ferro e vetro, con i decori floreali e geometrici dell’epoca.

Anche l’ascensore ha un suo galateo. Chi entra a un piano intermedio dovrebbe salutare chi già c’è e premere il pulsante relativo al suo piano. Ma spesso accade che chi entra non saluti e, anche peggio, che ordini con tono perentorio, al «quarto», «al quinto», come se ci fosse un lift boy. Poca educazione, noncuranza e sgarbo, ecco atteggiamenti da evitare. L’ascensore può anche diventare, per brevi momenti, un luogo di conoscenza e conversazione. I fan dei Mäneskin saranno felici di sapere che il chitarrista Thomas, entrando in ascensore, ha salutato e ha amabilmente risposto ai complimenti dei presenti. Ecco un caso in cui una mamma ha lavorato molto bene, in tutti i sensi.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed