Un gelato al ketchup?

Vanity Fair, N. 32-33, 2025 Quando il caldo infierisce nulla è più apprezzato di un gelato. Ma neanche qui le cose sono così semplici. La prima divisione è fra i tradizionalisti (e non solo boomer) che chiedono rigorosamente i coni e quelli che invece domandano una coppa con tanto di cucchiaino. Sui gusti almeno fino a un po’ di tempo fa c’era una certa concordanza per quelli «classici», come nocciola e fiordilatte, crema e cioccolato, fragola e limone, tanto per citare. Ma orde di coraggiosi oggi si lanciano su nuove esperienze con gelati che definire creativi è limitativo: dai più semplici al basilico o allo zola e pera, ecco quelli al ketchup, al nero di seppia, al wasabi, che molti ritengono ottimo, fino alla vipera mamushi (giapponese, la più velenosa del mondo), cui si attribuiscono effetti afrodisiaci (!). Chissà come avrebbe reagito il buon fiorentino Bernardo Buontalenti (1531-1608), architetto e scenografo, che alla Corte dei Medici propose un composto di panna, latte, zucchero e uova, dando così il via al mitico gelato di crema che, opportunamente raffreddato, ha continuato a mietere successi nei secoli. Sembra che il primo gelato venisse dalla Cina, ottenuto un paio di millenni or sono con riso cotto, latte e spezie, poi immerso nella neve. Forse sarà stato buono ma certo l’eccelso genio italiano ha fatto il vero miracolo.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed