Vanity Fair, numero 42, 2022.
Così si conclude il ritornello di una delle canzoni più care ai bambini, Girogirotondo, che nella deliziosa versione inglese similmente suona «Ringa ringa roses… We all fall down!». La storia ci racconta di molti popoli e culture che hanno utilizzato la seduta a terra o su gradini di pietra in varie occasioni di socialità, come per esempio gli antichi Greci e i Romani, nei teatri e nelle arene, o come, anche in epoche più recenti, molti popoli nomadi, come i Mongoli o i Nativi americani, che, quando si spostavano con il bestiame, sedevano su fogliame o tappeti improvvisati, magari con elementi naturali. Del resto, lo stesso Toro Seduto, celebre capo Sioux, vittorioso nella famosa battaglia di Little Bighorn, dove sconfisse nel 1876 il generale Custer (mille ricordi di mille film), deve aver tratto il nome da un’abitudine analoga, o quanto meno ci piace supporlo.
L’usanza è stata fatta propria oggi da larga parte di giovani, che, in mancanza di sedie e panchine, si accomodano su marciapiedi in zone pedonali o gradini di negozi e proseguono attività social o di conversazione in tutta tranquillità, talora anche brindando e mangiando snack (più street food di cosi…). Sedersi per terra è tipico dei bambini piccoli, felici per questa posizione quasi «regale», che consente loro di avere tutto a portata di mano e di sentirsi al centro. Forse in ognuno di noi c’è ancora un ricordo di quella sensazione felice, che si vuole rivivere. L’abitudine si è fatta sempre più frequente, soprattutto nella bella stagione. Molti si stupiscono, altri criticano alzando gli occhi al cielo, in qualche caso addirittura lo si vieta. Eppure, questo gesto è un segno di come la gioventù e un’anticonformista serenità d’animo siano più forti delle restrizioni imposte dal comune bon ton. Con la felicità di tutti, germi compresi.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed