Superstiziosi a tavola

Vanity Fair, numero 30/31, 2024.

Essere superstiziosi è da ignoranti. ma non esserlo porta male», cosi diceva il grande Eduardo De Filippo. La superstizione è trasversale, tocca anche gli insospettabili, è qualcosa contro cui nulla può fare la ragione. Il trovarsi in 13 a tavola, la scala sotto cui non passare mai, lo specchio rotto che porterà sette anni di sventure o l’amico che, di fronte a un catto nero sul suo cammino, aspetta inamovibile che passi qualcun altro. esempi che per alcuni sono questioni di vitale importanza.

L’ultimissima: avevo preparato fra gli antipasti per una colazione in terrazzo delle mezze uova sode ripiene, arricchite con mayonnaise, senape e un ottimo avocado, in versione ghiotta per l’estate. Di fronte ai complimenti, l’idea funesta fu di menzionare che la ricetta era tratta da un libro recentemente acquisito alla mia collezione di gastronomia e scienza culinaria, Il libro di cucina ufficiale del Titanic. Un ospite si fermò con mezzo uovo in bocca, come fosse una polpetta avvelenata, rifiutandosi di proseguire perché mai ci si potrebbe cibare di un menu maledetto. L’imbarazzo generale fu grande, e sotto sotto forse qualcun altro concordò. Le uova fecero la gioia del personale di cucina e vennero sostituite da un ottimo salame, certo non dell’eccelso, ma decisamente nero maiale del Nebrodi o toscuno…

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed