Vanity Fair, numero 39, 2022.
«Ci vediamo domani a colazione a casa mia», aveva detto all’amico e l’indomani, ancora intento alle mattutine abluzioni, se lo era trovato davanti alle 8.30, con sorriso e croissant. Qualcosa ovviamente era andato storto nella comunicazione. In realtà, sugli orari e le denominazioni dei vari pasti c’è, da sempre, una certa confusione, giustificata da una storia lunga e mutevole. In italiano, oggi, la prima colazione è quella del mattino, alle 13 più o meno c’è la colazione (il lunch inglese, il déjeuner francese), alla sera si celebra il pranzo (pranzo di gala, per citare), dopo teatro o dopo cinema c’è la cena, anche se spesso i due in italiano sono assimilati.
La storia (millenaria) ci illumina. Per gli antichi Romani il prandium di mezzogiomo era leggero (a volte consumato in piedi) mentre era molto sostenuta la prima colazione e ancora di più la caena, con tante portate (ovviamente per i più ricchi ancora di più). A differenza di oggi, e tanto per citare, nel XVIII secolo il pasto più importante era quello di metà giornata chiamato «pranzo» (diner in francese o dinner in inglese). Come racconta Alessandro Barbero nel suo delizioso libro A che ora si mangia?, «gli orari dei pasti sono una costruzione culturale e cambiano…da una classe sociale all’altra e anche da un’epoca all’altra». E sovente anche in base alla «posizione geografica» (a Sud, con luce fino a tardi, si pranza conseguentemente). E cosi che, per esempio nell’Inghilterra del XVIII e XIX secolo, la gente del popolo, che si alza presto, mangia per tempo, mentre l’orario per le classi privilegiate si sposta normalmente verso le 15 ma anche spesso verso le 16 o 17 (alla sera, poi, giusto un brodino, il souper). Si tratta all’evidenza di persone che lasciano tardi il letto e certo non lavorano. L’argomento è ricco, a chi piace, tutto da sviscerare. Cè da stupirsi (o no?), una volta di più, che anche qui la differenza tra classi sociali abbia dettato le sue regole. Oggi, in ogni caso, a evitare equivoci sui nomi, è suggeribile sempre specificare l’ora.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed