Rosso come il melograno

Vanity Fair, N. 46, 2025 Il mese di novembre appare curiosamente più corto di tutti gli altri, tanto è denso di eventi in vista del Natale ormai alle porte con impegni vari, inviti, pranzi familiari e sociali e soprattutto regali, dove incombe lo spettro dei soliti foulard, cravatta, candela o analoghi. Perché allora non pensare all’elegante omaggio di un bel cesto di melagrane, il frutto della leggiadra pianta del melograno, quel malum granatum dai semi (arilli) rossi come la pietra granato se non addirittura il rubino. È un bell’albero carico di una storia di oltre 5 mila anni, giunto grazie ai Fenici dalla Persia nel Mediterraneo, entrato a far parte della mitologia greca e romana (sempre commovente il mito di Persefone), diventato un simbolo generale di fertilità, abbondanza e fortuna e non solo nella Bibbia. Nella simbologia ebraica rappresenta infatti onestà e correttezza e il buddismo lo considera un frutto benedetto. Molte in cucina le varie preparazioni a base di melagrane, primo fra tutte lo squisito risotto che si prepara col succo del frutto e si conclude con la festosa decorazione dei rossi arilli. Non starà male nel mezzo del cesto un libro (ne esistono molti) che illustra anche le tante proprietà di questo frutto, la sua azione benefica antiossidante e antitumorale, un valido alleato per la salute vascolare. Bello, buono, salutare e anche portafortuna, che più?

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed