Ortiche in cucina

Class Country, estate 1992. Questa povera, disprezzata e temuta ortica ha rivelato da millenni notevoli possibilità di utilizzazione, sia nel campo dell’alimentazione che in quello medico-farmaceutico. Ben lo sapevano gli antichi romani, che addirittura, ma non furono i soli, arrivarono a coltivarla. «Ce ne sono vari tipi: quella selvatica, che chiamano femmina, e quella coltivata. A primavera, quando comincia a spuntare, costituisce un cibo non sgradevole, a cui molti, anzi, attribuiscono il potere magico di tenere lontane le malattie per tutto l’anno», così scriveva Plinio il Vecchio nella sua monumentale Historia naturalis.

Venendo all’alimentazione, si pensa che l’uomo si nutrisse di ortiche sin dai tempi più antichi. L’uso culinario di questa verdura ha comunque oltrepassato i secoli bui dell’alimentazione per necessità. A Bartolomeo Scappi, cinquecentesco cuoco di papi e imperatori, che non lesina ai commensali caviale e tartufi, anatre e ravioli, si deve la ricetta di una saporita zuppa d’ortiche cotta in brodo di pollo con burro o olio di oliva.