Vanity Fair, numero 13, 2025.
Una volta si diceva «non stuzzicare il can che dorme»; si può esortare altrettanto a non «stuzzicare» a tavola i denti, né tantomeno a coprirsi la bocca per farlo con discrezione. La questione è annosa, identica già nel Cinquecento, tanto che l’uso dello stuzzicadenti veniva pesantemente censurato: bisogna evitare di «fregarsi i denti con la tavagluola, e meno col dito… né in levandosi da tavola… porre lo stecco in bocca a guisa di uccello che faccia il suo nido, o sopra l’orecchia come barbiere…». Parole nientemeno che di Giovanni Della Casa, «gentiluomo di Firenze», autore del Galateo oggi noto a tutti (ma spesso trascurato…).
Fra l’altro, la parola «galateo» nasce proprio dal nome di Galeazzo (latinizzato: Galateo) Florimonte, vescovo di Sessa, che gli aveva suggerito l’idea dell’opera, pubblicata nel 1558 e a lui dedicata. Che fare allora? La risposta sarebbe soffrire in silenzio e sperare in una migliore congiuntura tra denti e cibo in futuro o evitare pietanze complesse. Ma se la situazione è insostenibile si possono accusare gravi colpi di tosse che consentano di scusarsi e assentarsi, per operare poi nell’intimità di un bagno, con lo strumento opportunamente portato da casa. Piccoli umanissimi problemi, che richiedono la soluzione più conviviale possibile.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed