Mi faccia la cortesia

Vanity Fair, numero 40, 2023.

Cortesia suona dolce all’orecchio: per la Treccani è «gentilezza di modi nei rapporti con altre persone, rispettosa e garbata deferenza». Tuttavia non sono mancati punti di vista non favorevoli a questo sentire. Per taluni, la cortesia è mossa da un atteggiamento interessato a ricevere benevolenze, come scriveva J.D. Salinger (Il giovane Holden): «Non faccio che dire “piacere d’averla conosciuta” a gente che non ho affatto piacere d’aver conosciuto».

Il termine deriva da quelle corti medievali dove la cortesia era l’insieme di regole che i cavalieri dovevano seguire, un codice che prevedeva fedeltà, prodezza, lealtà, nobiltà d’animo e altro ancora. Basti pensare ai Cavalieri della Tavola Rotonda. È vero che nei tempi molto è cambiato. Ma che dire di chi, per esempio, entrando in ascensore o nello scompartimento di un treno, non saluta né tanto meno risponde? Qui si passa alla maleducazione, alla rozzezza, come ben espresso nel detto «salutare e cortesia, non rispondere è villano», Per non parlare di chi si siede al ristorante dove i tavoli sono spesso così accostati da far diventare quasi tutti commensali: spontaneo salutare, eppure cosi raro. Maleducazione o frettolosità, timidezza, impreparazione sociale? La verità è che ci si dimentica quella humanitas, che non a caso in latino indicava la gentilezza verso gli altri.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed