Vanity Fair, numero 1, 2025.

Non è quello facilmente risolvibile su come si posiziona sulla tavola, bensì quello più «esistenziale» sul come servirsene. Secondo le regole comuni, il tovagliolo va appoggiato sulle gambe piegato a rettangolo, evitando l’effetto copertina. In realtà però non sono tanto gonne o pantaloni interessati da rovinose cadute, quanto il fronte di abiti e camicette, che indistintamente stabiliscono subito con il cibo, in special modo quello sugoso, un rapporto di stretta amicizia, per non dire innamoramento. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Viene alla mente Hercule Poirot, che anche quando cena con illustri personaggi non manca di proteggere i suoi abiti impeccabili con un ampio tovagliolo legato al collo. Ma anche il mitico Brillat-Savarin, giurista, filosofo e gourmand francese, autore di quel libro sempre delizioso che è La fisiologia del gusto, posiziona un tovagliolo sotto le braccia di una graziosa giovane per difenderne il corsetto ricamato. I partiti si sprecano sul punto: certo, se il pranzo è severo senza sughi, avvolgersi nel tovagliolo non è necessario ma, in caso di un banchetto godurioso, l’idea di schizzi e macchie potrebbe indurre a ripensare l’operazione. Anche alla luce di un risparmio generale, che sta illuminando le coscienze, per evitare inutili lavaggi.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed