Vanity Fair, numero 2/3, 2025.

Il «riciclo» dei regali è stato visto nel passato quasi come un’offesa, sia pur lieve, e vissuto come segno comunque di poca sensibilità e insieme di una qualche tirchieria del donante. Oggi però (e per fortuna) non è più così.

Nel generale e, si spera, sempre più allargato intento di ridurre i rifiuti, recuperare materiali per ulteriori usi e contenere gli sprechi, ecco che anche il riciclo-regali ha un suo valido perché. La cravatta di gran marca di colore vivace e con motivi vari, donata a chi indossa solo severe Regimental, potrà piacere a un altro. La borsetta old style tipo Nonna Vittoria, improponibile a chi usa secchielli e tracolle giganti, potrà far gioire le signore che vestono classico, e via così. Ma attenzione, il pericolo è dietro l’angolo.

Occorre infatti molta attenzione quando si apre un regalo di cui si ipotizza il riciclo: nastri e spaghi, generalmente tutti marcati, carte e scatole, financo le veline, tutto deve essere e restare immacolato, come appena uscito dal negozio. Se ci fosse anche lo scontrino di cortesia, sarebbe il massimo… Un pacco non perfetto, «ricomposto» con sbavature di nastro adesivo o carta anche minimamente sgualcita, potrebbe tramutare il dono in un’occasione di risentimento, anche se leggero, con un risultato esattamente contrario a quello cui il dono tendeva.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed