Vanity Fair, numero 49, 2023.
Il 13 novembre si è celebrata la Giornata mondiale della gentilezza. L’iniziativa è nata a Tokyo negli anni ’80 e da li si è diffusa nel mondo. La gentilezza dovrebbe essere patrimonio umano comune, ma molti fattori negativi l’hanno offuscata nei secoli. «Gentile» deriva dal latino e indica l’appartenenza a una famiglia, una «gens», tutta riconducibile a un unico capostipite e perciò nobile, come dovrebbe essere l’animo di ognuno. Oscar Wilde ha scritto «la gentilezza costa così poco e rende cosi tanto».
Anche a volerla considerare sotto un profilo utilitaristico, si tratta di un’attitudine arricchente: chi, per esempio, svolge lavori modesti o si occupa di situazioni difficili si sentirà gratificato nel sentirsi apostrofare con garbo, così come, al di là delle nevrosi troppo frequenti, non si vede motivo di non essere gentili con chi ci aiuta nel quotidiano, dal commesso al posteggiatore. Se l’impiegato agli sportelli non tratta con benevolenza chi aspetta per ore, forse lo fa perché troppo spesso appellato con scortesia. L’educazione è basica, la gentilezza è come un fiore che sorge sull’educazione e si spera che la celebrazione di una Giornata mondiale abbia potuto parlare a una moltitudine di persone.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed