Vanity Fair, N.33, 2026. La calda estate suggerisce, anzi talora impone, con eccezione di chi va in alta montagna, piatti freddi tipicamente estivi come prosciutto e melone, mozzarella, carpacci, roastbeef, con tanto di insalate varie. Da qualche anno ha preso gran piede anche in Italia il tabbouleh. Originario dei Paesi mediorientali, e così precipuamente del Libano, dove si gusta anche nei baracchini per strada come street food, era presentato inizialmente a base di bulgur, ovvero grano duro integrale germogliato, ma viene spesso preferito il (forse più facile a cucinarsi) couscous, cioè semola di grano duro, dal sapore più neutro. 

La ricetta originale prevede una grande quantità di erbe profumate, in particolare menta e prezzemolo. Si aggiungono pomodori a cubetti, olio evo, cipollotti freschi, verdurine a tocchetti, succo di limone. Immancabili spezie varie, in particolare un pizzico di curcuma. D’altronde il termine tabbouleh nell’arabo levantino significa «leggermente speziato». I gourmet lo accompagnano con ottimo tonno sott’olio a parte e c’è chi non si nega neanche un uovo sodo. L’aspetto è fresco e colorato, il piatto poi è ottimo, saziante, vegetariano. Che più?

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed