Vanity Fair, N. 40, 2025 Avendo a disposizione una anziana bravissima cuoca «ereditata» dalla madre, la signora non aveva avuto dubbi: l’invito sarebbe stato a casa. I suoi ospiti, una dozzina di persone importanti e chic, tutti ottimi gourmet, questa era la sua idea. Senonché già all’antipasto ecco che scatta il discorso politico, presto trasformato in una quasi lite, tale da spingere la padrona di casa a chiedere di rinviare il tutto almeno al momento del caffè. È a questo punto che un ospite, inalberando un sorriso soddisfatto, enuncia di essersi di recente assicurato dal Comune della città la concessione di una tomba in splendida posizione nel cimitero considerato uno dei più belli d’italia. Immediatamente interviene un altro ospite, che afferma di aver preferito invece un posto nei giardini di una celebre abbazia fuori città, nota fin dal Medioevo, immersa nel verde, dove si respira aria pura (sarà felice il caro estinto?) e si può elevare una cappella a proprio piacimento, con linee e architetti moderni. Inutile cercare altri argomenti come tentava di fare l’ospite, tutti partecipavano alla conversazione come se si trattasse dell’ultimo Festival del cinema o di una sfilata. L’autogestione degli ospiti aveva dato risultati oltremodo positivi e c’è da pensare seriamente che sia anche la giusta soluzione.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed