Il quattordicesimo

Vanity Fair, numero 43, 2022.

No, non è una forma analoga alla ben nota mensilità aggiuntiva, che d’estate agevola le vacanze degli italiani. E un «qualcosa» che interessa chi abbia mai la malaugurata idea di fare una tavolata di 14 persone. Pare impossibile, ma una persona, per un motivo o per l’altro, è quasi sempre mancante, con una giustificazione dell’ultimo momento. Si verifica così il fenomeno dei «Tredici a tavola», uno dei più temuti da chi è superstizioso, celebrato dalla pièce teatrale di Mare-Gilbert Sauvajon del 1953, nonché dal film del 1985 Agatha Christie: 13 a tavola, basato sul romanzo della scrittrice britannica del 1933 Se morisse mio marito (Lord Edgware Dies), che vede Hercule Poirot protagonista. L’infausta predizione vuole che qualcuno possa morire entro l’anno. Certo, non tutti sono superstiziosi, ma molti, anche insospettabili, sì.

Che fare? Vane le proposte di dividere i tavoli da 6 e da 7, il superstizioso insiste istericamente che comunque di 13 si tratta e non vuole correre rischi. Le soluzioni più esplorate sono quelle di chiamare la figlia del portiere, il nonno completamente sordo, l’arcigna vicina fatta agghindare in gran fretta, con un evidente disagio degli astanti. La tavola è compromessa. Niente paura, c’è chi può porre rimedio. Si tratta di un signore abbastanza elegante, professionista, che vive in centro città, scapolo, che con una semplice telefonata può presentarsi e dignitosamente completare la tavola. L’indirizzo di tali professionisti è ovviamente segreto. Certamente godono di alcuni privilegi, come aggiungersi a un’ottima compagnia, mangiare in un ristorante quasi sempre di alto livello, e magari stringere nuove amicizie, allargando il giro di interessi. Alla fine, il risultato è ideale: sono tutti contenti.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed