Vanity Fair, N. 36, 2025 Fine estate, momento classico per i matrimoni. Eccone uno importante, in una splendida località, con un ricco ricevimento, catering più che eccellente, ospiti eleganti e tempo da favola. Un’invitata però lamenta con garbo che la musica altissima e incessante, con bassi tali da minacciare seriamente l’udito (è quella che si chiama techno? O forse electro…?), abbia reso impossibile ogni conversazione, se non a monosillabi urlati. Della serie: ci si occupa di tutto, al top del top, tranne che di una delle prime non tanto segrete aspirazioni degli invitati, quella di conoscere persone nuove e conversare durante gli spensierati momenti dei festeggiamenti. Fra l’altro più di una volta le nozze di amici sono state l’occasione di felici incontri per nuove coppie, talora addirittura conclusesi con un altro matrimonio. «Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalla squisitezza delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi», così scriveva Cicerone circa 2.000 anni fa. Forse l’alternanza di musica e spazi per intrattenere piacevoli conversazioni e magari allacciare nuove conoscenze e financo amicizie andrebbe chiaramente richiesta al regista della festa come un ulteriore importante elemento per rendere davvero perfetta e indimenticabile l’occasione.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed