Vanity Fair, numero 37, 2023.

Che però non è quella di Cenerentola. «Fare la scarpetta», A cosa che il diktat delle buone maniere se veramente censura, indica l’atto di raccogliere con un pezzo di pane (di forma concava, da qui presumibilmente il nome), con le dita o con la forchetta, il sugo o il condimento del piatto che si è mangiato. Anche se la storia tace sul punto, siamo certi che già il cittadino dell’antica Roma raccogliesse il resto di qualche arrosto o zuppa aiutandosi se non col pane col cochlearium (cucchiaio). Nel Medioevo l’abitudine di utilizzare una fetta di pane raffermo come piatto o scodella per poi mangiare tutto assieme creava automaticamente una gustosa «scarpetta».

Che se non è pensabile nei pranzi di gala, in situazioni più amichevoli diventa accettabile, anzi benvenuta. «Spazzolare» il piatto è chiaro segno dell’apprezzamento totale di quella pietanza, con conseguente orgoglio di chi l’ha preparata. Senza dire che diversamente dai buffet, sui quali decine di mani e braccia troppo spesso si accaniscono, la «scarpetta» è semplice e sana, ognuno usa la sua mano per terminare il suo piatto. Se si aggiunge anche l’utilizzo totale del cibo (mai sprechi!) ci sarebbe da pensare a creare un partito della scarpetta. O iscriversi a uno delle migliaia che già sicuramente esistono, forti e irriducibili, in tutta la penisola.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed