Vanity Fair, numero 49, 2022.
Nel passato si brindava con lo champagne nelle classiche coppe, la cui forma e misura si raccontava fosse stata ispirata dal seno di Madame de Pompadour (Jeanne-Antoinette Poisson, nata plebea), favorita del Re Sole. Via via nel tempo messe in disparte, le coppe ormai figurano ancora in vetrina in qualche casa, eredità di nonne e tempi lontani. Per meglio godere della qualità di champagne, spumante e prosecco, vennero sostituite dalle flûtes (flauto, in francese, di cui ricordano la forma), calici stretti e alti, che gli esperti ritengono mantenere meglio il perlage del prezioso liquido (l’insieme delle bollicine prodotte da uno spumante o champagne quando si stappa).
Tutto pare semplice? None così. Anche in questo campo gioioso, ci sono disciplinari. Le «bollicine» vanno servite fresche, ma, attenzione, mai fredde o, peggio, freddissime. La temperatura? Fra i 7 e i 10 gradi, mai meno! E come raffreddare le bottiglie? Mai nel freezer, sia chiaro. Almeno 5 ore nella parte bassa del frigo, anche se l’ideale rimane il secchiello con acqua, ghiaccio e sale, dove tenere la magica bottiglia per una mezz’ora. Assolutamente vietato il «botto», e con ospiti numerosi è meglio evitare i bicchieri più alti, la cui caduta è dietro l’angolo. Una flûte non troppo alta e il problema è risolto? Per niente: si è fatto strada il partito che preferisce un calice più largo, dal fondo tondeggiante. Ma attenzione, va sempre versato in due tempi e mai più di 3/4 quarti del bicchiere, onde evitare che si riscaldi. Non è finita, molti non amano il troppo perlage e preferiscono berlo, «en piscine», in bicchieri grandi con tanto di ghiaccio… Commenti vietati. Champagne e spumanti sono un momento di allegria: bando a tutto il sia pur doveroso corredo di regole, basta brindare e sarà festa.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed