È il pensiero che conta

Vanity Fair, numero 1, 2023.

Scaffali di candele decorate, coloni e profumi, non nel negozio all’angolo ma nell’office di casa: cassetti di foulard, sciarpe, cravatte da far concorrenza a un negozio, agende e agendine. Con un pizzico di esagerazione, sono il risultato di anni di regali di Natale ripetitivi, espressione di chi, magari incerto o frettoloso, ricorre sempre più a presenti solo teoricamente «inattaccabili». Ovvero, esaurito il compito del dovuto omaggio, non si occupa più di tanto del gradimento.

In verità i regali sono un «universo» non sempre facile. Certo è più agevole quando si tratta di doni per occasioni precise, un battesimo, un matrimonio, magari con la salvifica lista. Ancor più facile quando si tratti di coniuge, figli e nipoti, che spesso hanno individuato e chiarito l’oggetto desiderato. Anni fa un’amica che chiedeva alla sua bimba di 6 anni che cosa volesse da Babbo Natale nella letterina, si sentiva rispondere: «Ma non si fa prima a consultare un catalogo?». I tempi cambiano… Se invece il destinatario del dono è un amico o un conoscente, le cose si possono complicare. E fondamentale prendersi del tempo per pensare al destinatario: il cappuccio di lana spessa per chi non scia o il compact dell’opera completa di Mozart per chi ama alla follia Vasco Rossi sono esempi di quel che non dovrebbe succedere. Nel dubbio, meglio orientarsi su qualcosa che sicuramente non dispiacerà (e che può piacere anche al gruppo familiare) come bottiglie di vino o spumante, cassette di delizie alimentari (una cesta con salumi o parmigiano), un libro, magari d’arte, di viaggi o di scienza, o, anche, un «buono» per un weekend in un castello con tanto di delitto (finto, of course) e via cosi. Anche piccolo, un pensiero (purché piaccia) è sempre gradito proprio perché prima di tutto fa sentire all’altro di essere «pensato».

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed