Vanity Fair, N. 42, 2025 Nella lingua francese ancora oggi piuttosto formale, giovanissimi a parte, ci vuole tempo prima di arrivare a se tutoyer, cioè a darsi del tu. L’inglese, assai più pratico, ha invece risolto brillantemente e non da oggi con quel you che, a seconda del differente approccio, si può intendere come un tu o come un lei, in questo caso accompagnato da un linguaggio più formale. In italiano il tu, normalmente usato fra amici, collaboratori stretti e naturalmente giovani e giovanissimi, si è da qualche tempo un po’ allargato e capita così che il barista del caffè all’angolo, la commessa gentile della boutique abituale e altri, come il mitico pescivendolo che ti riserva le migliori orate e spigole del Mediterraneo, si rivolgano talora con un «tu» cordiale al cliente o alla cliente, magari preceduto da un peraltro formale «signore». Qualcuno si mostra stupito e non sempre positivamente. Altri invece, anche persone non giovanissime (e forse proprio per questo), appaiono oltremodo contente, rallegrate da un’espressione di cordialità ispirata, ma anche dalla collaborazione alla stessa azione, sia semplicemente una tazza di caffè, l’ultimo modello di vestito o l’aiuto per una cena gourmet. Non è buonismo o qualunquismo, è vita, simpatia, calore umano. E non è poco. Ciao Sasà, il tuo espresso è super.
Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile
Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed