Di tutti i colori

Vanity Fair, numero 6, 2024.

Nelle occasioni conviviali, come si è potuto notare anche nelle recenti festività natalizie, colori, decorazioni, candele, fiori la fanno da padrone, ispirandosi in qualche modo alle tavole fastose del passato come quelle rinascimentali (rese ancora più preziose dai calici usciti dalle vetrerie veneziane). In particolare, spesso brillano bicchieri colorati, che certamente fanno vivacità e ricchezza.

Il vetro, noto dai tempi dei Faraoni e diffuso dai mercanti fenici, si presentava a colorazione naturale in un verde chiaro o bluastro, ma già nelle tavole romane quello incolore era ricercato per la sua migliore qualità. In realtà, mentre per l’acqua si possono utilizzare bicchieri di vario colore, per esempio decorati o turchesi o anche neri (fatali!) e via dicendo, per il vino è largamente suggeribile, se non obbligatoria, come pensava il grande Luigi Veronelli, l’assoluta trasparenza. Il vino, infatti, è un elemento (e alimento) prezioso, e vanno quindi esaltati i suoi colori: quei bianchi che prendono i riflessi della luce e dell’oro, quei rossi che passano dalla sfumatura rosata alla forza espressiva di un rubino. I colori possono sbizzarrirsi per esempio sui tovaglioli, magari a contrasto su una tovaglia assolutamente bianca. Il vino ha un suo splendido colore, tutto da godere.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed