Come una ciliegia

Vanity Fair, numero 21, 2023.

Maggio e giugno sono i mesi delle ciliegie, e la credenza popolare vuole che la stagione si chiuda con la festa di San Giovanni il 24 giugno: dopo, queste delizie possono ospitare qualche inquilino non troppo gradito (il vermicello della frutta, detto affettuosamente Giuanin). È noto che una ciliegia tira l’altra, magari anche per quella forma tonda particolarmente «svelta» e attrattiva, come succede per altre bontà come polpettine, praline di cioccolato, bocconcini di mozzarella..

A Roma le ciliegie, ignote prima del 63 a.C., divennero famose e oltremodo apprezzate da quando i Romani combatterono contro Mitridate, re del Ponto. Fu il condottiero Lucullo, gastronomo ante litteram (nomen omen!), a portare con sé in patria da Cerasunte, cittadina sul Mar Nero vicino a Trebisonda, non tanto ori e argento, bensì le cerasae (ciliegie), di cui si incominciò ben presto la produzione. Il loro colore è mitico, l’eleganza ha affascinato i pittori e la dolcezza ha ispirato i pasticcieri a creare delizie come la celebre Foresta nera, il clafoutis (che parla francese, ma di solito preferisce la cugina amarena), la cheesecake, torte e crostate.

Molte le varietà, i duroni, le rosa chiaro e anche le gialle; fra le molte qualità particolarmente rinomate sono le Vignola e le Ferrovia. Le ciliegie entrano anche in piatti raffinati, con la selvaggina, le quaglie o il petto d’anatra (proposto a MasterChef con salsa di ciliegie e foie gras). E ci sono anche quelle sotto spirito a le «rosse» dell’irresistibile mostarda con il bollito.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed