Vanity Fair, numero 51, 2022.

Il Natale dovrebbe portare non solo a chi è osservante, ma a tutti, un momento almeno di bontà, fra luci festose, scambi di doni e renne volanti, e il tempo per qualche riflessione. Ma Scrooge, uscito dalla penna del grande Charles Dickens (A Christmas Carol, 1843) sfugge a questa regola, è un irriducibile egoista, non ama nessuno, maltratta il collaboratore, sospetta imbrogli ovunque, è il classico avaro. Così che la Vigilia di Natale si ritrova solo nella grande casa, con le porte chiuse onde evitare di dover accogliere qualcuno. Sennonché, i fantasmi passano attraverso le pareti e Scrooge si trova a fronteggiarne tre, quello del passato, del presente e del futuro. Gli incontri cambiano il modo di sentire del vecchio, che si vede passare davanti la sua vita meschina e il miracolo si compie: «Mi sento leggero come una piuma, felice come un angelo, contento come uno scolaretto…». Decide di pranzare col nipote, aumenta il salario al collaboratore, esce per strada sorridendo a tutti: in breve, una vita nuova. Ecco una bella lettura, dove gli attori sono fantasmi.

Tantissime in Gran Bretagna e nella letteratura inglese le presenze di questi amati «ghosts». Molti gli scrittori che li hanno «scritturati», come M.R. James e Oscar Wilde (indimenticabile il suo Fantasma di Canterville). In Inghilterra angeliche vecchiette e serene famiglie impazziscono per visitare le Haunted Houses o gli Haunted Pubs e si moltiplicano le offerte, ovviamente spaventose, degli Haunted Hotels (fra i più famosi in passato il Langham Hotel di Londra e la sua temutissima stanza 133). Spesso i fantasmi delle storie si aggirano chiedendo giustizia. Nel caso di Scrooge lo emozionano con il suo vissuto sbagliato, riuscendo a fargli cambiare vita. A ciascuno il suo fantasma.

Paola Trifirò Siniramed @dizionarioirresistibile

Column “L’ospite felice” di Paola Trifirò Siniramed